
Pirandelliano film di Gabriele Salvatores.
All'inizio della storia si presenta Ezio (Fabio De Luigi), sceneggiatore a tempo perso, che decide di scrivere un film e inizia a tratteggiare i personaggi senza, per altro aver ben presente lo sviluppo della trama. La storia ruota attorno a due famiglie, unite fortunosamente dalla intenzione dei due figli sedicenni, Filippo e Marta (Gianmaria Biancuzzi e Alice Croci) di sposarsi. La famiglia di Filippo appartenente alla ricca borghesia milanese. Il padre (un bravissimo Fabrizio Bentivoglio) avvocato ricco e di successo che scopre di avere un tumore e decide di non dire nulla alla moglie (Margherita Buy), donna taciturna e rassegnata. C'è anche Caterina (Valeria Bilello) la figlia più grande, bella e problematica.
La famiglia di Marta invece tratteggia, in modo quasi caricaturale, l'antitesi. Il padre (Diego Abatantuono, perfettamente a suo agio nella parte) è un uomo che ha fatto un po' di tutto nella vita e che ora vive trasferendo barche a vela di lusso in giro per il mondo. La sua preoccupazione maggiore, che attraversa tutto il film, è quella di trovare un po' di fumo per farsi qualche canna. La madre (brava Carla Signoris) è il personaggio meno inquadrabile, dedita all'alcol, sembra vivere in un mondo tutto suo.
I vari protagonisti non solo interagiscono fra loro, ma anche con Ezio l'autore che, ad un certo punto del film, si sdoppia ed entra anche lui nella trama quasi a voler controllare di persona cosa combinano il suoi personaggi.
Qui la storia diventa più divertente e si muove seguendo i tempi creativi di Ezio, rallentando e accelerando fino ad un momento di crisi che lascia tutti senza finale. Saranno i protagonisti a questo punto che usciranno dalla trama per pretendere un finale degno per tutti loro.
I personaggi, teatrali nella loro essenza pirandelliana, cercano quasi di usare il film per poter abbandonare, o perlomeno cambiare, i propri ruoli, lasciando lo schematismo geometrico che li imprigiona per poter essere qualcosa d'altro. Soltanto il finale, preteso, renderà loro quella umanità che stanno cercando.
Un bel film, diretto con grande attenzione e fotografato splendidamente da Italo Petriccione. Novanta minuti senza cali di ritmo.
Ci si può commuovere di fronte alle immagini di Milano in bianco e nero che si srotolano sulle note di Chopin.

