martedì 11 maggio 2010

Ho visto Soul Kitchen


Commedietta tedesca diretta da Fatih Akin.
Si racconta di un giovane greco Zinos (Adam Bousdoukos), che possiede un ristorante in un fatiscente ex edificio industriale di Amburgo, una clientela abituata alla sua cucina di gran classe, pesce fritto, crauti e wurstel, e un fratello ladruncolo, in galera. Il nostro ha anche una fidanzata, la bella e altolocata Nadine Krüger (Pheline Roggan in cui la bellezza è inversamente proporzionale alla bravura).
Zinos si arrabatta con il suo tran tran, pochi soldi tanto lavoro, con l’aiuto di due svogliati camerieri Lucia (Anna Bederke una Uma Turman teutonica, brava) e Lutz (Lukas Gregorowicz). Ma ecco, proprio dietro l’angolo, il solito destino malvagio. Nadine se ne parte per la Cina come corrispondente in un non meglio specificato giornale. Illias (Moritz Bleibtreu, bravo), il fratello ottiene il permesso di uscire di prigione per qualche ora a patto che si trovi un lavoro, e chi può assumerlo se non il buon fratello, portandosi in casa un sacco di pasticci. Thomas Neumann (Wotan Wilke Möhring), un vecchio amico d’infanzia, agente immobiliare, mette gli occhi sul suo ristorante e gli propone di vendere. E come se non bastasse, arriva anche un ernia al disco che lo mette ko.
E adesso cominciano i guai. La fidanzata continua a pregarlo di raggiungerlo in Cina, esasperandolo. Il fratello non alza un dito al locale, anzi ci porta i suoi compari, ladruncoli di polli. L’amico immobiliarista senza scrupoli, davanti ai continui dinieghi alla vendita, gli manda, prima una visita fiscale e poi una del servizio d’igiene. Zinos non molla, incontra un cuoco di alta cucina disoccupato e lo convince a lavorare per lui. Dopo qualche esilarante falsa partenza, il Soul Kithcen, comincia ad essere conosciuto diventando un locale di tendenza che attira una folla di giovani da tutta Amburgo. Gli affari girano e Zinos può aggiustare i suoi conti con il fisco e l’ufficio d’igiene, ma Thomas Neumann ha sempre più l’acquolina in bocca per il locale.
Non avendo un’assicurazione sanitaria (capito il paese del welfare), il nostro non può permettersi di farsi operare la sua ernia e quindi si affida alle cure di una fisioterapista, naturalmente molto carina Anna (Dorka Gryllus), ma i dolori non passano e, ormai Zinos si trascina come uno storpio.
Ora gli affari vanno bene e, il protagonista, decide di lasciare il ristorante in gestione al fratello, nel frattempo innamorato di Lucia la cameriera e con la testa apparentemente a posto, e di raggiungere la fidanzata in Cina. Ora però lei tergiversa, parla di una trasferta nel Tibet, insomma diventa misteriosa e riluttante. Zinos decide di partire lo stesso, ma all’aeroporto la incontra; lui parte, lei torna per i funerali della nonna e non è sola. Ad accompagnarla c’è un simpatico cinesino.
Trascinandosi ormai sempre più malandato, lui cerca di vederla, ma lei ormai non risponde più.
Il fratello, intanto, diventato legalmente amministratore unico del ristorante, lo perde a carte, ovviamente giocando con l’amico immobiliarista bastardo.
Il dramma si compie in tutta la sua crudezza. Niente più Soul Kitchen, niente più fidanzata, ma tantissimo mal di schiena.
Il finale riserverà qualche sorpresa, tutto sommato divertente.
Il film però è molto lento e, in alcuni tratti, si ferma proprio del tutto. Venti minuti si potrebbero tranquillamente tagliare. Gli attori, alcuni noti, sono piuttosto modesti, anche perché il regista li tiene a briglie strette.
La colonna sonora, di cui il film non lesina, è assolutamente notevole.

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