
Opera prima della regista Susanna Nicchiarelli.
La storia di una ragazzina, Luciana, che vive la sua adolescenza, nei primi anni sessanta, per caso all'interno di una piccola sezione del partito comunista. Sono gli anni dell'ortodossia, del culto dell'Unione Sovietica, del tradimento dei socialisti. Luciana si muove dentro questo ambiente con le paure, i drammi e gli entusiasmi di tutti gli adolescenti, comunisti e non. Orfana di padre, con una madre che si risposa più che per amore per ragionevolezza cercando di dare stabilità e sicurezza alla famiglia; con un fratello epilettico più grande ma tanto più delicato e fragile, la nostra fa tutte le cose che fanno tutti a quella età: si innamora, si scopre donna, ricerca un modello da seguire. Combina dei pasticci.
Il film è gradevole, ma manca qualcosa. La regista sembra pretendere un po' troppo dall'ora e mezza del film (menzione speciale alla durata, perfetta). Non va a fondo di nessuno dei tanti spunti che da la storia, e così si rimane lì a mezzaria, saltando dagli sturggimenti di Luciana al fratello rapito dalle conquiste sovietiche dello spazio; dalla madre che c'è e non c'è alla sezioncina del PCI che sembra più il bar del dopolavoro; dai "primi vagiti del '68" (Venditti) alla rincorsa di una vita piccolo borghese. Insomma un bel tuffo nella vasca colma di vecchi miti comunisti, perfetta ricostruzione di tempi andati per sempre.
All'inizio del film, Luciana bambina grida: "Sono Comunista!!", una frase finita nel baule in soffitta da tempo, grazie Susanna di avercela ridetta.

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