
Film di Martin Scorsese di cui possiamo benissimo fare a meno.
Teddy Daniels, un fin troppo drammatico Leonardo DiCaprio, è un agente federale, spedito su di un isola impervia e battuta dalle tempeste, nel golfo di Boston, dove si trova un manicomio criminale. La sua missione è ritrovare una paziente accusata di aver annegato i suoi tre figli, sparita dalla cella dove era rinchiusa. E' accompagnato dal suo collega Chuck Aule, un bravo Mark Ruffalo, per dargli manforte nelle indagini. Il primo approccio con l'isola è dei più spaventevoli, atmosfere cupe e fredde, un tornado in avvicinamento, la palpabile ostilità delle guardie e degli inservienti. Di matti, in effetti, se ne vedono pochi in giro, sembra che le guardie e gli infermieri siano quasi gli unici protagonisti della vita sull'isola.
La partenza è un classico. Sospetto negli sguardi, poca collaborazione da parte del personale e l'incontro con i medici responsabili, Ben Kingsley, bravo, e uno stanco Max von Sydow, omertosi e sfuggenti. Il nostro agente comincia ad indagare, la donna sembra sparita nel nulla, nessuna traccia, nessun indizio. Del resto siamo su di un isola e da qualche parte deve essere.
Cominciano però per il buon Teddy anche tutta una vasta gamma di visioni, sogni, allucinazioni. Riappare sua moglie morta che comincia a parlare con lui, dicendogli cosa fare e cosa cercare. Nel manicomio dovrebbe anche essere rinchiuso un piromane che, secondo il racconto di Teddy a Chuck, avrebbe appiccato l'incendio in cui è morta sua moglie. Rispuntano i ricordi del suo arrivo al campo di concentramento di Dacau e della sua disperazione di fronte alle montagne di cadaveri.
La ricerca della paziente scomparsa si interrompe quando la donna salta fuori dal nulla senza nessuna risposta alle domande: Dove ti sei nascosta? Come hai fatto a sopravvivere per tre giorni senza neanche le scarpe?
Questo è il momento in cui il film abbandona il binario del giallo per finire nel bianrio morto di un surreale thriller fantasioso. I ricordi, i sogni, le allucinazioni cominciano a fondersi fra loro creando una specie di giro turistico nei meandri della mente del protagonista. I personaggi reali si fondono con quelli fantastici, la storia del protagonista non è proprio quella raccontata fino a questo momento, ma non è neanche del tutto diversa. Insomma, tutto è il contrario di tutto, la realtà è sogno, come direbbe Calderon, e il povero spettatore è costretto ad una faticosissima concentrazione per non perdere il filo, oppure ad una bella ronfata, cercando di non disturbare i vicini.
La storia così si trascina, sbadigliosamente, fino al finale che forse vorrebbe essere sorprendente, ma che provoca soltanto un benvenuto senso di liberazione.
Film dai toni che ricordano i bei noir hollywoodiani degli anni cinquanta, ma dalla sceneggiatura che è meglio non ricordare. DiCaprio che svetta per lirismo esagerato su gli altri attori assolutamente casuali sull'isola dei misteri.
I troppo pochi, matti criminali, nelle rare scene dove se ne incontra uno, sono gli unici a dare un brivido allo spettatore.

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