
Il film di Ferzan Ozpetek è bello.
Puglia, una famiglia alto borghese, è proprietaria, con un socio, di una fabbrica di pasta. Il padre (bravissimo Ennio Fantastichini) richiama il figlio minore Tommaso (un ingessato Riccardo Scamarcio) da Roma per effettuare il passaggio della società dalle sue mani a quelle dei due figli maschi, Tommaso appunto e Antonio (bravo Alessandro Preziosi).
Tommaso torna così, dopo anni di facoltà di economia e commercio e una laurea, a ricalarsi nei ruoli che sono stabiliti per ognuno dei componenti di questa classica famiglia del sud Italia.
Durante una prima visita alla fabbrica, approfitta di trovarsi solo con il fratello maggiore per confessare che: uno, non si è mai laureato in economia e commercio, ma in lettere; due, non gli interessa nulla della pasta, ma desidera scrivere, anzi ha già mandato un suo primo romanzo da un editore; tre, è omosessuale. Non solo, vuole raccontare tutto alla famiglia durante la cena che festeggerà il passaggio dell'azienda.
Anche il resto della famiglia, comunque, non scherza in fatto di sotterfugi. Il padre ha un'amante, e la moglie (Lunetta Savino) lo sa benissimo. La sorella più piccola è sposata e ha due figlie, ma è evidente che desidererebbe altro dalla vita. La zia Luciana, zitella, ma ancora piacente (bravissima Elena Sofia Ricci) sogna una vita lontano, magari a Londra dove era stata da giovane, e riceve i suoi amanti la notte, di nascosto, facendoli entrare dalla finestra. Poi c'è la nonna (grande Ilaria Occhini!), fondatrice della fabbrica di pasta, che ha passato la propria vita innamorata segretamente del fratello del marito.
Arriva la famosa cena a cui partecipano anche il socio e sua figlia Alba (bella e brava Nicole Grimaudo). Quando Tommaso chiede la parola, il fratello Antonio lo precede e confessa, davanti l'incredulità prima, l'imbarazzo durante e l'ira del padre poi, di essere omosessuale. Tommaso resta di sale, avrebbe dovuto essere lui l'omosessuale di famiglia, e invece c'è anche il fratello.
Il padre ha un infarto e viene ricoverato all'ospedale, Antonio scacciato, se ne va di casa, tutti sono sconvolti, tranne la nonna che aveva capito tutto, e tutta la responsabilità dell'azienda piomba sulle spalle di Tommaso che decide di non dire nulla di sé per non ammazzare definitivamente il padre. Bello scherzetto, ma il bel Scamarcio non fa una piega e si barcamena fra un fidanzato che, da Roma, lo reclama, la gestione della fabbrica di cui non capisce nulla e la costante vicinanza di Alba che sembra ridestare in lui pulsioni piuttosto etero. L'arrivo improvviso degli amici gay da Roma, fra cui il fidanzato, fanno però tornare presto Tommaso sui suoi binari, con relativi occhioni lucidi di Alba.
Il film continua mostrando la famiglia, da sempre ricoperta dalle spesse coltri di perbenismo borghese, che non cambia atteggiameto come ci si sarebbe aspettato di fronte agli accadimenti, ma che cerca di digerirli fino al bel finale liberatorio per tutti.
Davvero un ottimo film, magistralmente diretto, con alcuni bravissimi attori, una bella fotografia e una lunghezza e un ritmo accettabili.
Rimane il mistero di Scamarcio che non ha mai cambiato espressione per tutta la durata del film, nè di fronte alle avances di Alba nè di fronte ai baci del fidanzato.










